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Diario-2025

Faaker see 2025

Settembre è un mese solo al 20%… 

Il restante 80% è un’antologia di rotture di coglioni aventi lo stesso minimo comune denominatore: il rientro.  

Il rientro dalle vacanze, il rientro al lavoro, il rientro dei figli a scuola, il rientro alla routine. Ma il Forvm Roma Chapter ci offre un antidoto a settembre, una grandiosa deroga al “rientro”, una magica possibilità di fuga dalle responsabilità che già bussano alle nostre porte e fanno squillare i nostri cellulari; in 9 lettere… Faaker See. 

Non vi racconterò delle origini mitologiche del raduno sulle sponde del Faak am See, della sua evoluzione e progressivo ingrandimento negli anni fino a divenire la European Bike Week, fiore all’occhiello dei raduni motociclistici. 

Quello andatevelo a cercare su Google. 

Questo è il Faaker See del Forvm Roma Chapter del 2025. 

Giovedì 

Partiamo presto, per evitare il caldo, perché sono tanti i chilometri da percorrere, perché di giovedì girano tanti camion… perché non vediamo l’ora di andare al Faaker, porco due! 

Dopo un breve ma sempre utile briefing su sicurezza in strada e le regole della guida in gruppo partiamo condotti da i nostri Road: Plinio in testa, Carmine, Andrea, Marco e Mirko al centro e Fabrizio Iannotti nella doppia veste di Safety Officer e scopa a chiudere il gruppo. 

Il sole splende e noi si va che è una bellezza, compatti e precisi, ce lo dice con un pizzico di orgoglio ma anche di stupore Fabrizio che da dietro le quinte tutto vede e chiosa “Visto chi siete pensavo peggio!”. 

Durante le soste facciamo i conti con qualche imprevisto, la moto di Carmine si spegne, la moto di Nico butta benzina, Marco e Cristiano stanno smaltendo i postumi dell’influenza che li ha colpiti nei giorni precedenti… e poi i lavori in corso sull’autostrada, le code e le colonne di camion fermi. Ma gli imprevisti devono fare i conti con la nostra determinazione, la voglia e l’entusiasmo ed una constatazione granitica: “noi dobbiamo andare a Faaker, porco due!”. 

E allora le moto di Carmine riparte e pure quella di Nico e Cristiano e Marco si riprendono e si rimettono alla guida e l’influenza svanisce. I camion un po’ per volta li lasciamo alle nostre spalle. 

Superiamo il confine, usciamo dall’autostrada ed entriamo in Austria.  

Il paesaggio cambia, colline verdi e cime montane all’orizzonte e poi di fronte a noi un cono dorato alto 10 metri, al centro di un’aiuola con una scritta alla base “Casinò di Velden” che ci dà il benvenuto. Siamo arrivati a Faaker, porco due! 

La piccola cittadina tutta tetti a punta e gerani sui balconi è già un brulicare di rombi e di moto di tutte le forme, colori, sapori, in ogni dove. 

Ci dividiamo in due gruppi e ci sistemiamo nei due alberghi riservati al nostro Chapter. 

Alcuni di noi avranno la fortuna di soggiornare presso l’hotel Garni Wurtzer, per gli amici Silvia, storica dimora del Forvm nelle sue trasferte a Faaker. 

Nella hall dell’albergo di Silvia, in bella mostra di fronte alla reception, c’è un raccoglitore di foto. Se lo aprite troverete le testimonianze fotografiche del Forvm Roma Chapter a Faaker, alcune risalgono a più di 20 anni fa e nel drappello di centurioni vestiti di scudi elmi da antichi romani e vessilli recanti il fregio “Fabricius Legio” riconoscerete qualche storico membro del Forvm forse oggi con qualche chilo in più ma ancora portavoce di passione e appartenenza proprio come vent’anni fa. 

Siamo sfranti e felici e pure un po’ affamati, invero. 

Meno male che il nostro Activity Officer  Silvano ci ha organizzato una cena sulla terrazza di un ristorante di Velden che affaccia direttamente sul villaggio dedicato ai motociclisti. Quindi, fra una Wiener Schnitzel e un boccale di chiara si brinda a noi, al Forvm, con un fragore a mille decibel grazie alla voce di Cristiano “Mr. Caesar”. 

Dopo cena i più si ritirano per smaltire la giornata impegnativa ma uno zoccolo duro di impavidi si butta a capofitto nel villaggio del raduno per dare subito un primo assaggio al piatto forte. 

Venerdì 

L’organizzazione per il primo giorno ci fa un regalo gradito ossia ci toglie ogni vincolo di programma e orario. 

Liberi tutti… come lasciare un bambino all’ingresso di un fantasmagorico luna park e dirgli “vabbè fa come te pare. Se vedemo domattina”. 

E come quei bambini impazziti sciamiamo in ogni direzione consentita per soddisfare le nostre brame. C’è chi ha ancora voglia di girare in moto e, complice la mattinata di bel tempo, organizza una fuga in Slovenia per un’escursione sul bellissimo lago di Bled. 

Tanti vanno all’ingresso principale del luna park, il villaggio del raduno. 

Se è la prima volta che si va al Faaker si può rimanere spiazzati e confesso che ancora oggi mi lascia sempre una strana sensazione come di stare davanti ad un qualcosa di sospeso fra sogno e realtà. 

Perché tante moto così, tutte insieme, tutte diverse l’una dall’altra e tutte costantemente in movimento in quel grande raccordo lagunare che circonda il raduno non le avete mai viste e mai le vedrete.  E vi assicuro che io le ho viste continuare a girare ed orbitare come api intorno al miele da quando siamo arrivati a quando ce ne siamo andati. 

L’ho voluto chiedere anche ai tre membri del nostro gruppo che vivevano per la prima volta l’esperienza del Faaker di raccontarmi le loro impressioni. 

Uno di loro mi ha detto che era veramente qualcosa di fantastico e che pensava ad un grande raduno ma non si aspettava di vedere così tante moto. 

Valerio ha adattato un detto che circola fra i fan del Boss adattandolo all’esperienza diretta di Faaker “Al mondo esistono due categorie di persone: quelli che amano Bruce Springsteen e quelli che non lo hanno mai visto dal vivo”. 

Nicola non ha detto niente, ma aveva due occhi grandi così e mentre si aggirava per il villaggio era un susseguirsi di “ma hai visto quello? Porco disse!” “Noo, non puoi capì che roba! Porco zio…” “ma che ficata è? Porco disco” che raccontano un sano e convinto stupore. 

Il villaggio e la sua vicina appendice del villaggio costruttori Arneitz, offrono ogni tipo di possibilità di svago, si possono vedere i nuovi modelli (per quelli dal 1903 a ieri basta affacciarsi nel parcheggio), si può trovare ogni capo di abbigliamento, dal più tecnico al più kitsch o stiloso, e poi accessori motociclistici e pezzi di ricambio come se piovessero.  

Mangiare e bere quanto volete e in molti stand si possono ascoltare anche band che suonano dal vivo, repertorio rigorosamente rock n’roll. 

In questo circo massimo in salsa crucca non perdiamo l’occasione di cimentarci con una simulazione di guida in pista a bordo di una Road Glide… prendendoci la licenza di piegare più di Kevin Schwantz e schiantarci contro i cordoli senza il rischio di fratturarci le ossa. 

Il pomeriggio scorre alla grande perché il tempo è sempre buono e permette di goderci fino a fondo i piaceri offerti dal raduno e anche lo sfizio di qualche tuffo nella piscina di Silvia. 

La sera il tempo cambia, fa freddo, tira vento e Velden è stranamente più silenziosa di come ci ha accolto. Battiamo in ritirata per farci trovare pronti per il giro di gruppo di sabato. 

A tale schema sfugge lo sparuto gruppo di maschi alfa che si ributtano al villaggio per trovare risposta ad una domanda atavica del genere umano: “ Quanti giri di amari?” 

Sabato

Le emozioni sino ad ora non sono mancate ma sabato mattina inizia nel segno della fantascienza. Scendo per fare colazione alle 8 di mattina e nella sala mi trovo davanti Spilletto.  

Boh, ma a me me pare che giovedì mica è partito con noi… il tempo di ragionarci e dietro di lui vedo Spillo. 

Ridono complici da bravi padre e figlio, sono partiti stanotte per raggiungerci e farci una sorpresa. Ci ho provato a calcolare i tempi e come hanno fatto ma ad oggi continuo a pensare che siano stati teletrasportati dal capitano Kirk direttamente dall’Enterprise.

Quello che conta è che questi due signori, Spillo e Spilletto, hanno affrontato la fatica immane di un viaggio lungo ed in notturna e ciò a dimostrazione di un affetto e senso sconfinato di appartenenza e condivisione verso il nostro Chapter (ma pure un po’ di turba mentale). 

E allora partiamo con due amici e due Road Captain in più alla volta del Grossglockner, una cima alpina a oltre di 2500 metri di altitudine a cui si arriva passando attraverso una tortuosa e costosa strada che le si snoda attorno. 

Per arrivare alla strada alpina Grossglockner passiamo per vallate talmente amene, con mucche, chiesette in pietra, fattorie, covoni di fieno e le montagne che si stagliano all’orizzonte, mi aspetto da un momento all’altro che si affacci fuori il nonno di Heidi da una baita. 

Quando inizia l’ascesa al monte tutto diventa ancora più bello. Perché alla bellezza del panorama si aggiunge l’esperienza di guida su un bel percorso tortuoso seppur un pò trafficato.  

Ci godiamo le nostre meritate curve, mi sembra di vedervi dentro i vostri caschi che stirate un sorriso di godimento ogni volta che aprite il gas o che vi buttate in piega su un tornante.  

Saliamo verso la cima, alla grande,  tutti.  

Da Damiano con la sua Road King 1450 col cerchio da 23” a Stefano con il Road Glide supergigantespaccoerculoBruceLee.  

Verso la vetta ci attende una ulteriore sorpresa. Stanotte ha fioccato e così gli ultimi km. della salita li percorriamo in una cornice candida e ovattata. 

All’arrivo sul punto panoramico della Edelweisspitze siamo talmente emozionati e felici che ci guardiamo intorno, dominando con lo sguardo la valle a 360 gradi sotto di noi. Uno scorcio di una suggestività veramente rara, impreziosito dal fatto di essere giunti qui insieme a bordo dei nostri ferri. Ci abbracciamo, facciamo selfie, filmini, foto e il coro del Forvm Roma Chapter riecheggia a 2.571 metri di altitudine grazie all’ugola di Mr. Caesar e di tutti noi. 

Poi, vinti dalla fame andiamo a pranzo allo chalet con terrazza a picco sulla valle. 

Mangiamo e beviamo sulle panche di legno baciati da un bel sole alpino e ci godiamo il momento consapevoli di stare partecipando ad una esperienza di non comune bellezza. 

Purtroppo arriva il momento di rimettersi in movimento. Spillo e Spilletto, nonostante le nostre preghiere di ripartire con il gruppo domenica, decidono di ritornare dal capitano Kirk sull’Enterprise Noi scendiamo il crinale della montagna alla grandissima, anzi secondo me con il potere della media chiara, pure meglio di come siamo saliti. 

Abbiamo già visto posti incredibili e guidato su strade spettacolari ma questo run non finisce mai di riservare sorprese. E infatti Plinio, che di guidare non ne ha mai abbastanza (Deo gratias), per il rientro sceglie di farci percorrere una strada interna e  passare a prendere un caffè con vista sul lago di Zell. Il caffè sembrava più una punizione che una bevanda, in compenso il lago era uno spettacolo magnifico con quei riflessi sul verde figli della vegetazione che ricopre le montagne che lo circondano e quell’atmosfera placida che regna fra le barchette ormeggiate. 

Il tutto impreziosito da una colonia di milf che fino al nostro arrivo prendevano il sole in costume sulle rive del lago… dopo il nostro arrivo hanno continuato ma un po’ più interdette.

Dal lago di Zell solo altri 150 km di strada e poi rientriamo direttamente al villaggio per farci la foto di rito sotto la statua di legno celebrativa del rapporto tutto speciale fra i motociclisti e Faak Am See. Siamo cotti dal sole, dalle curve, dalla stanchezza ma non sento nessuno lamentarsi; anzi vedo solo sguardi complici e soddisfatti, la voglia febbrile di raccontarsi e condividere le esperienze di guida e di una giornata piena ed emozionante. 

E per completare la giusta celebrazione di questo memorabile Faaker, si va tutti al Vida Loca. Fra un ballo e un brindisi ed una chiacchierata ci godiamo lo spettacolo pirotecnico che saluta tutti i partecipanti al raduno e ci da idealmente appuntamento all’anno prossimo. 

Domenica 

Il luna park chiude 

Ce ne dobbiamo andare, tornare a quel settembre che abbiamo seminato con le moto. Ma rientriamo con il cuore e la testa piena di ricordi e di esperienze veramente grandiose… Siamo stati a Faaker, porco due! 

La strada è tanta, ma stavolta non troviamo camion ed il traffico e con una strana leggerezza divoriamo i chilometri che ci separano da casa. Tutti insieme perché è così che facciamo nel Forvm Roma Chapter; insieme si va insieme si torna, nessuno resta indietro. 

Neanche Nico, con il suo Fat Boy che si ferma all’ultimo autogrill con la batteria a terra e riparte grazie al pronto intervento dei nostri Road Captain che si cimentano pure come meccanici all’occorrenza. Nico, che si ferma nuovamente a due passi da casa e viene supportato dal nostro Secretary Giovanni, da Pasquale e da Silvano che attendono insieme a lui il carro attrezzi che si porta via il Fat Boy verso una nuova batteria. 

Un grazie ai nostri Activities Officer e Road Captain per l’impegno e la disponibilità senza se e senza ma grazie ai quali hanno reso indimenticabile questo evento. 

Un grazie ai soci anziani e a quelli di ultimo pelo per lo spirito e la coesione. 

Un grazie al nostro Photographer per le istantanee che ci ha regalato e che rimarranno nel tempo. Siamo il Chapter più bello del mondo. 

Daje Forvm, porco due!!! 

Emiliano Natoli 

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